L'isola di S.Stefano trova il suo collocamento definitivo nel tessuto
dell'arcipelago Pontino solo nel XVIII secolo, in epoca borbonica, quando si decide di
sfruttare l'isola come palcoscenico di un angosciante esperimento illuminista, con
la creazione di un carcere modello che permettesse la salvaguardia
della società "sana" e l'espiazione della "giusta pena" dei colpevoli di reati.
Il costruttore del carcere fù il Carpi, che lo progettò secondo i dettami di una teoria codificata negli ultimi 20 anni del secolo da Jeremy Bentham, secondo
la quale nei tentativi di recupero dei detenuti ...era possibile ottenere il
dominio di una mente sopra un'altra mente... tramite una adeguata struttura
architettonica. Il Carpi quindi riprese le linee architettoniche già sperimentate
su Ventotene, formate da tre piani di archi e loggiate, ma le ripiegò su loro
stesse in modo che queste guardassero all'interno di una struttura a ferro di
cavallo, con la precisa volontà di fare in modo che il carcerato fosse cosciente
del costante controllo a cui era sottoposto dai carcerieri. E' inutile
sottolineare i contraccolpi psicologici sui carcerati, aggravati dal fatto
inquietante che da nessuna parte del carcere accessibile a loro era possibile
vedere il mare!
Il locale di tre piani circolari l'uno all'altro addossati, si distribuisce in
99 celle penitenziarie... che guardano solamente nell'interno della gran chiostra...
e ciascun camerotto è largo palmi 16, lungo 17, ordinato a volta e preceduto da un
arco. Questi archi formano due distinte successioni nel secondo e terzo piano, e
ripartiscono in classi i prigionieri, si che assegnansi per premio di esperimentata e
lodevole condotta il piano superiore, e si riserba per gli irrequieti e i turbolenti
il pianterreno. L'area circolare chiusa nel mezzo si scosta dalle celle a pianterreno,
lasciando un interstizio circondato dfa una palizzata, che serve di passaggio ai
prigionieri. Nel punto centrale,... sicchè potesse essere visibile da tutti gli
ergastolani, si eleva una cappella di forma esagona, con altare nel mezzo... In
questo medesimo recinto sono ancora cisterne, fanali e da ultimo una inferriata
che corrisponde in un magazzino. Precede e si congiunge al circolare edificio... un
avancorpo di fabbriche in dritta linea nel sinistro lato di esso, ovè un decente e
ben servito ospedale, il resto di questo locale è addetto agli alloggi di un
Comandante, di due Cappellani, degli Uffiziali sanitari, di un foriere
della guarnigione di Marina e Veterani, e degli altri addetti alla custodia più
immediata dè prigionieri.
Il penitenziario, non ancora ultimato, venne inaugurato sembra
il 26 Settembre 1795, con l'invio di 200 detenuti. Due anni dopo i lavori
furono ultimati e la popolazione carceraria aumentò ai 600 reclusi previsti
dal Carpi, disposti in 99 celle.Nelle due estremità del piano inferire erano già
ricavate le celle di segregazione, prive di finestre. Nel 1853 sono ultimati i due
grandi "orecchioni" quadrangolari ai lati dell'ingresso, utilizzati poi come
laboratori. Intorno alla metà del secolo XIX il cortile centrale venne ristretto con la costruzione di un muraglione anulare, concentrico alle celle, diviso da due corridoi che permettevano l'accesso
all'edicola esagonale e alle cisterne. Successivamente furono costruite due piccole
torri a pianta poligonale, a Nord e a Sud delle celle e a loro addossate per tutta
l'altezza dei tre piani. Altra grande variazione al progetto originario fù il
dimezzamento delle celle, con la trasformazione in porta della finestrella che dava
sul ballatoio. Contemporaneamente venne costruito un altro anello esterno alla
struttura originale, sul retro del carcere e ribassato rispetto al suo piano
inferire. Queste celle erano prive della finestra sul fondo e prendevano aria
e luce solo dal corridoio. con queste variazioni la popolazione carceraria fù
portata a 900 detenuti, in quali condizioni è facile intuire.
L'originaria destinazione di carcere per reati comuni iniziò a cambiare già
nel 1799, allorchè furono destinati al penitenziario di S.Stefano i primi
perseguitati politici in seguito ai moti rivoluzionari di Napoli.
Contemporaneamente iniziò a cadere l'alibi della "illuminata" spinta
umanitaria che ne contraddistinse la costruzione e rimase solo la realtà di
un carcere brutale, dove frequentissime erano le punizioni corporali e le
angherie che la costruzione panottica non permetteva a nessuno di ignorare, e altrettanto frequenti erano le morti.
Il carcere iniziò a diventare un luogo in cui i detenuti scomodi dovevano "sparire"
e tale stato delle cose non cambiò con l'avvento del Regno d'Italia. Nel 1900
vi fù rinchiuso Gaetano Bresci, l'anarchico che il 29 Luglio uccise il re Umberto I.
Un anno dopo morì impiccato nella sua cella dalle guardie e il suo corpo fù
certamente gettato in mare. Con il tempo si stemperò l'utilizzo delle angherie
fisiche, ma specialmente nel periodo fascista venne incrementato l'uso del
carcere di S.Stefano come luogo di prostrazione di spiriti "scomodi", come
Umberto Terracini, Sandro Pertini, Mauro Scoccimarro e Rocco Pugliese, "suicidatosi" in cella. Dopo la Seconda Guerra mondiale il carcere riprese la sua funzione di
penitenziario per detenuti comuni.
Tutte le informazioni sono tratte dalla guida archeologica Ventotene e
S.Stefano di Giovanni Maria De Rossi, edita da Guido
Guidotti Editore e DALLA GUIDA TURISTICA Ventotene e S.Stefano, itinerari nelle due
isole Pontine di Nicola Bosco e Filippo Ziccardi.