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Durata del percorso: 2 ore e 30 minuti circa

Riprendendo l'itinerario, dal punto dove la strada costeggia un precipizio sul mare, chiamato Moggio di Terra, non è raro scorgere, specialmente nei mesi di maggio e giugno, i salti e le piroette di un piccolo gruppo di delfini tursiopi quasi stanziali, che frequentano le acque dell'isola saccheggiando le reti dei pescatori.
E' possibile fare soggiorni di studio sui delfini, seguendone gli spostamenti su una barca a vela: basta iscriversi al WWF e prenotarsi presso il Ventotour Euro Center.
Intorno all'isola vendono avvistari anche grossi cetacei come il capodoglio e la balenottera comune, e non rare sono la stenella striata e la tartaruga marina comune. Le acque sono pure ricche di calamari, cefai, cernie, dentici, murene, occhiate, saraghi, polpi, ricciole, rombi, salpe, scorfani, seppie, sugherelli, totani, triglie e altre varietà ancora.


Percorrendo Via Ulivi fin dove continua la strada asfaltata, poi girando a destra per un viottolo, tra agave, aloe e fichi d'India e coltivazioni di lenticchie, si arriverà alla sommità dell'isola: Punta dell'Arco, 139 metri sul livello del mare.
In questa zona, passeggiando lentamente e osservando con attenzione la campagna circostante, si potrà, nei mesi di ottobre, novembre, aprile e maggio, vedere gli uccelli migratori dei piàù diversi ambienti, che utilizzano l'isola per soste di pochi giorni dirante i lunghi viaggi dall'Africa o dal nord Europa. Le specie vanno dei piccoli passeriformi ai grandi rapaci, dagli ardeidi ai rari caprimulgiformi - che non si trovano solo negli ambienti di garigam cioè nelle zone più o meno degradate della macchia mediterranea, ma anche in quelli di mare.zBR> Come vegetazione, nella garigam tra i fichi d'India, le ferule e le more, c'è anche qualche olivastro e un gelso.
Dai pendii e fino al mare, si alternano coltivazioni di broccoli a macchie di colore con euforbie, cinoglossi, ginepri e lentischi.
Nei campi, durante le giornate calde e con poco vento, camminando senza far romore, è facila osservare la lucertola campestre ed il suo predatore: il biacco, l'unico serpente (non velenoso) dell'isola, in una specie molto più scura si quella continentale ma con il ventre chiaro.
Lungo la strada di ritorno al paese si passerà pe raltri punti panoramici con vista sul mare, incontrando numerose piante erbacee e arboree: artemisia, mirto, fiordaliso delle scogliere e ginestra spinosa.
Nel giardino della scuola elementare di Ventotene un grande albero di carrubo può suggerire quale fosse l'aspetto dell'isola prima dell'arrivo dei coloni del Settecento, quando era ancora ricoperta da una foresta di olivastri, lecci e, appunto, carrubi.


Tutte le informazioni sono tratte dalla guida archeologica Ventotene e S.Stefano di Giovanni Maria De Rossi, edita da Guido Guidotti Editore e DALLA GUIDA TURISTICA Ventotene e S.Stefano, itinerari nelle due isole Pontine di Nicola Bosco e Filippo Ziccardi.


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